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Recupero crediti transfrontalieri: ecco le Direttive Ue

13/12/2015

recuperocrediti

Si parla spesso di recupero crediti nell’ambito sia dei finanziamenti personali, sia di quelli aziendali. In questo secondo caso, capita che nel corso dell’attività, un’impresa si trovi nella spiacevole condizione di avere crediti non corrisposti.

Si tratta di eventualità che viene disciplinata da una specifica normativa, recentemente rivista a livello europeo. L’intervento sulla normativa ha portato a una procedura Ue semplificata per il recupero di piccoli crediti, riducendo i contenziosi transfrontalieri.

Vediamo come si articola il processo di recupero crediti in Italia ed Europa e quali novità sono state introdotte nella legislazione, premesso che si tratta di una tematica complessa da gestire, soprattutto negli ultimi anni, a causa dell’aumento degli insoluti.

In linea generale, in Italia così come in Europa, il processo di recupero dei crediti si articola in due fasi, una stragiudiziale e una successiva, giudiziale. Si tenta un primo componimento della controversia cercando di dare soddisfazione alla ragioni del creditore ed evitando di ricorrere al Tribunale, con un contenimento dei costi procedurali e dei tempi di risoluzione. Solo in seconda battuta si ricorre all’intervento di un giudice.

In quest’ottica, già negli anni passati sono state sviluppate delle linee guida giuridiche omogenee per il recupero dei crediti in ambito europeo. L’obiettivo è di supportare cittadini ed imprese coinvolti in controversie transfrontaliere

Una delle più significative normative in materia è il Regolamento n. 44/2001 (competenza giurisdizionale, riconoscimento ed esecuzione in materia civile e commerciale), volto a sostituire la Convenzione di Bruxelles del 1968.

Tale regolamento trova applicazione in tutti gli stati membri della Ue e permette di far riconoscere ed eseguire una decisione emessa da uno Stato in un qualsiasi altro Stato dell’Unione.

Nel 2004 è stato perfezionato il Titolo Esecutivo Europeo (Regolamento n. 805/2004): si tratta di un un certificato che permette l’esecuzione di una decisione giudiziaria nazionale in un diverso Stato membro. Tale norma prevede che il credito - anche se non contestato - sia dovuto secondo quanto stabilito dal giudice. 

Più di recente la disciplina è stata aggiornata dal Regolamento n. 1896/2006 che, nelle controversie transfrontaliere, prevede la soddisfazione delle ragioni del creditore nei casi in cui il convenuto non contesti l'importo dovuto. 

Ulteriori revisioni sono state introdotte lo scorso anno, quando il Regolamento n. 655/2014 ha disciplinato la materia del Sequestro Conservativo dei conti correnti all'Estero. In questo caso è stato disposto un blocco dei conti bancari, che in passato rischiavano di essere sottratti alla disponibilità della parte creditrice. 

E’ recentissima, risalente ad ottobre di quest’anno, la risoluzione approvata dal Parlamento europeo per la semplificazione del recupero dei piccoli crediti da parte di cittadini e piccole imprese.

Da segnalare, tra le novità introdotte, che il massimale sugli importi recuperabili con questa procedura aumenta da 2.000 euro a 5.000 euro e si stabilisce la proporzionalità delle spese di giudizio rispetto all'importo del valore della controversia.

A cura di Alessia De Falco
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